Agricoltura e allevamento: una risorsa nella tradizione


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Un tempo l’agricoltura era l’impiego della maggioranza della popolazione di Primiero, che occupando tutto il territorio sfruttabile ha creato importanti interazioni: i suoli sono stati migliorati tramite estirpazioni, terrazzamenti e concimazioni, sono stati costruiti moltissimi edifici rurali a varia quota per sfruttare al meglio le stagioni, ogni spazio libero veniva coltivato e, con grandi sacrifici, i nostri avi erano pressoché autosufficienti. Oggi la società è molto cambiata, restano pochi segni di tanto lavoro e si vede che in molte situazioni il territorio ne soffre.

Proprio da questo vogliamo ripartire: serve riportare in luce il ruolo fondamentale delle pratiche agricole per il nostro ambiente, per la sua cura con il recupero delle aree marginali ormai invase dal bosco, con una pianificazione più attenta alla distribuzione delle aziende nel territorio, possibilmente medio – piccole e orientate a produzioni di qualità. Inoltre siamo una piccola realtà dove è possibile alimentare il settore agricolo integrandolo all’offerta turistica: una opportunità per le aziende ma anche un miglioramento della qualità offerta nella direzione sempre più richiesta dall’utenza. Non mancano inoltre tradizioni peculiari nel settore caseario; è necessario che questa nostra storia sia recuperata, attualizzata e messa a sistema anche con il settore della gastronomia: dovremmo riuscire a costruire tutti insieme un prodotto che caratterizzi Primiero nel contesto alpino, portando in tavola le nostre migliori tradizioni con uno sguardo contemporaneo. Qualcuno ci sta provando (Bionoc con la 100% Primiero, Slow Food e il Caseificio con il Botiro di Malga,l’Ecomuseo e i sorcoltori con la polenta Dorotea, ecc.), ma solo se ci crediamo tutti possiamo costruire qualcosa di veramente attrattivo. Il ruolo dell’amministrazione sarà quello di sensibilizzare e stimolare la nascita di un movimento che, coinvolgendo più operatori possibili, concretizzi questo progetto.

Un’altra realtà da sostenere è la coltivazione degli orti, una pratica diffusa che costituisce un patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico di notevole valenza. L’amministrazione può promuovere l’adozione degli orti non coltivati facendo da garante dei diritti di proprietà, un approccio che ha avuto molto successo in zone a noi vicine e che permette ai volenterosi di accedere a fondi non utilizzati, vicino e soprattutto all’interno dei paesi. A questo andranno affiancate iniziative di sensibilizzazione sulle buone pratiche in agricoltura, per un approccio consapevole e sostenibile (azioni già avviate da tempo ad esempio dall’associazione “Le quattro stagioni” di Imer).

Relativamente alle questioni contingenti che interessano direttamente il settore agricolo, siamo consapevoli che il nostro territorio sta dimostrando di sostenere a fatica gli attuali livelli di produzione, mancando le estensioni per un sufficiente approvvigionamento di fieno e per una corretta concimazione. Proprio in relazione a quest’ultima problematica riteriamo che l’uso di sostanze chimiche sulle nostre campagne debba essere adeguatamente regolamentato e, in collaborazione con gli agricoltori e con esperti del settore (ad esempio dell’Istituto Agrario di San Michele All’Adige) dovrà essere istituito un protocollo che normi tutte le pratiche agronomiche adottate, in relazione alla condizione specifica dei suoli, privilegiando interventi non invasivi per il recupero e la tutela della biodiversità.

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