Qualità della vita: cosa respiriamo?


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Una Amministrazione comunale seria, moderna e veramente attenta alla qualità di vita ed alla salute dei suoi censiti, non può non mettere in agenda delle attività di monitoraggio, controllo e sensibilizzazione sulla qualità ambientale, ed in particolare di quell’elemento più vulnerabile rappresentato dall’aria che respiriamo.

Sul fattore “aria” tutto il fondovalle di Primiero non ha, purtroppo,degli indici rassicuranti: più o meno recenti (2007-2014) campagne di rilevamento della qualità dell’aria condotte dall’ APPA in un Comune della bassa Valle hanno evidenziato in maniera netta come la situazione sia fortemente critica, soprattutto nel periodo invernale. Durante la campagna di rilevamento non tutti gli inquinanti hanno rispettato i limiti previsti dall’attuale normativa e in particolare non è stato rispettato il valore obiettivo di media annuale per il benzo(a)pirene, sostanza legata alle polveri sottili (PM 10-PM 2,5) noto per due tristi primati: è il primo cancerogeno mai scoperto (1933) ed è l’unico inquinante in continua crescita in Italia. E’ inoltre riconosciuto come composto di accertata cancerogenicità (IARC, Gruppo 1) e genotossico, cioè è in grado di danneggiare il DNA.

Il rilievo più recente effettuato nel 2013-2014 ha evidenziato valori medi della sostanza 4,5 volte superiori rispetto a quelli massimi fissati dalla normativa, con punte in alcune giornate fino a 30 volte quella fissata per legge. La causa principale di questa problematica è dovuta alla combustione della biomassa (riscaldamento civile a legna), responsabile della quasi totalità del PM10 misurato e degli sforamenti registrati, nonché degli alti valori di benzo(a)pirene.

Non servono doti intellettuali sopra la norma per intuire quale sia la reale portata della problematica a livello sanitario per tutto il Primiero: anche se i valori registrati si riferiscono ad un solo Comune del fondovalle, trattandosi l’aria di un fluido libero risulta altamente probabile che la situazione non sia poi molto diversa anche negli altri paesi, soprattutto alla luce dei sempre più frequenti periodi con condizioni climatiche che favoriscono il fenomeno di ristagno degli inquinanti (inversione termica, scarsa ventilazione, lunghi periodi senza precipitazioni piovose e nevose, ecc.).

Certamente per la nuova amministrazione affrontare questa problematica di salute pubblica non risulterà facile, soprattutto perché dovrà scontrarsi con i retaggi culturali di una buona fetta della popolazione che difficilmente potranno essere cambiati nel breve periodo; a queste abitudini socio-culturali si affiancano purtroppo ancora fenomeni di combustione dei rifiuti solidi urbani (cartone, plastiche, pannolini, ecc.) magari con il solo scopo di ridurre la tariffa degli svuotamenti del residuo secco, ignorando gli effetti di questa azione sulla propria salute, su quella dei propri famigliari e delle future generazioni.

Questa problematica può essere affrontata solo con una lunga e paziente opera di informazione ed educazione sulla popolazione, per renderla più consapevole ed edotta sul corretto uso della rinnovabile legno, sensibilizzandola e orientandola correttamente soprattutto sulla qualità del combustibile, sul corretto uso e gestione del generatore, sulla corretta progettazione, installazione e manutenzione dell’impianto e più in generale sulla riqualificazione dei vecchi impianti con sistemi più efficienti ed a basse emissioni. Se tutto ciò non bastasse, si dovranno mettere in atto maggiori verifiche e controlli diretti presso gli impianti domestici da parte delle forze dell’ordine e della locale Azienda Sanitaria.